I poveri non ci lasceranno dormire

marzo 23, 2015 § Lascia un commento

celeste grossi

éUna conversazione con Luciana Castellina (Como 20 febbraio 2015) a partire dalla vicenda dei moti per la terra in Puglia alla fine degli anni Quaranta del Novecento narrata in Guardati dalla mia fame (nottetempo 2014) per riflettere sul presente, sull’intreccio tra povertà, violenza e politica, sulla fame di libertà e democrazia di ieri e di oggi. Una lezione su un pezzo di storia caduto nell’oblio e quasi mai affrontato a scuola. [Guarda i video dell’incontro]

Il libro illumina un pezzo di storia italiana che in pochi conoscono: quanto è accaduto in Puglia dal 1943 e fino alla fine degli anni Quaranta: Una storia diversa ciò che avveniva nel frattempo nel resto del Paese. Diversa da quella che mi hanno raccontato i miei insegnanti e i miei genitori − mio padre partigiano nelle Langhe e mia madre giovane maestra in Irpinia. Diversa perché in Puglia era scappato il re Vittorio Emanuele III con il governo Badoglio, perché in Puglia erano tornati i reduci dopo l’8 settembre, non più soldati dell’esercito monarchico e dunque senza cibo e senza paga, perché in Puglia erano confluiti gli ebrei liberati dai campi, che da lì speravano di raggiungere la Palestina…

L’8 marzo del 1946 ad Andria, dopo giornate convulse, con un comizio di Giuseppe Di Vittorio, bracciante di Cerignola diventato segretario della Cgil, si sarebbe dovuta festeggiare la tregua frutto di difficili mediazioni sindacali tra braccianti e agrari. E si sarebbe dovuta celebrare, per la prima volta, la Giornata internazionale delle donne. Invece esplode la rabbia della folla inferocita e due donne, la cui vita trascorreva tra vicende domestiche insignificanti e assai lontane da quanto le circondava, vengono barbaramente trucidate. Uno tra i tanti delitti di quegli anni di sangue.

La struttura del libro è inconsueta. Alla narrazione romanzata di Milena Agus − che, attraverso la voce di una donna ricca ma inquieta, racconta della vita e dell’uccisione di due sorelle di una famiglia di agrari, apparentemente inconsapevoli della fame di pane di libertà e di giustizia dei braccianti sfruttati, due pie donne, che si credevano assolte, ma erano comunque coinvolte − si affianca il saggio di Luciana Castellina che descrive in modo documentato il contesto sociale in cui braccianti e agrari configgevano brutalmente, nella Puglia di quegli anni

Due sguardi differenti e «due voci che si parlano da lontano» − scrive Milena Agus − sulla medesima cruenta vicenda nella quale si intrecciano storie individuali e storia collettiva. Anche i punti da cui le autrici guardano al drammatico conflitto sociale sono differenti: il palazzo e la piazza. 

Povertà, violenza

La lettura di Guardati dalla mia fame fa sorgere delle domande sul presente: Chi sono le vittime affamate, i braccianti, di oggi? Chi sono i potenti, gli agrari, di oggi? Come si esce dalla violenza dell’occhio per occhio che la fame, le umiliazioni e l’ingiustizia producono?

La violenza de I poveri non ci lasceranno dormire, descritta da Alex Zanotelli e quella del verso «Guardati dalla mia fame» che conclude il poema Carta d’identità[1] del palestinese Mahmud Darwish (1941-2008), «un arabo paziente in un paese/ dove la gente è furibonda» che dà il titolo al libro.

Domande che il libro pone e che solo apparentemente restano aperte.

Nel libro Castellina dà un giudizio molto positivo su Cgil e Pci che hanno intuizione, capacità e merito e di trasformare una folla di individui affamati, spaventati e umiliati in soggetto politico collettivo.

Ma cosa potrebbe succedere se avvenisse il contrario? Se l’attacco ai corpi intermedi e la mancanza di risposte politiche trasformasse individui lasciati soli di fronte alla crisi in folla disperata?

Secondo il rapporto “Noi Italia dell’Istat”, diffuso il 19 febbraio 2015, la povertà continua a crescere.

Dai dati del 2013 emerge che il disagio economico riguarda il 23,4% delle famiglie (al Sud e nelle Isole le percentuali di disagio si fanno maggiori: in Sicilia raggiunge il 50,2%, in Puglia il 43%, in Calabria e Campania il 38%); che il 16, 6% della popolazione, oltre 10 milioni di persone, vive in condizioni di povertà relativa; che sono 6 milioni sono gli italiani che vivono in povertà assoluta, il 7,9%; che negli ultimi 7 anni il numero è più che raddoppiato; che 1 persona su 3 è a rischio povertà; che su 100 persone dai 20 ai 64 anni ne lavorano meno di 60, che i giovani italiani sotto i 30 anni che non studiano né lavorano sono il 26 % (in Grecia la percentuale è al 28, 9 %).

L’Italia è priva di una misura nazionale contro la povertà e su 28 Stati membri dell’Unione Europea, è l’unico Paese che insieme alla Grecia, non ha adottato qualche forma di reddito minimo garantito.

Ma mentre in Grecia Syriza sta tentando di dare una risposta politica in Italia continuiamo a dibatterci a sinistra senza riuscire a costruire un soggetto politico unito e plurale alternativo al liberismo.

NOTA

  1. I versi con cui Darwish conclude Carta di Identità sono: « Scrivi!/ Sono un Arabo./ Avete rubato i frutteti dei miei avi/ e la terra che ho coltivato/ insieme ai miei figli./ Ci avete lasciato niente/ tranne questi sassi./ Lo Stato vorrà anche questi/ come ci è stato detto?/ Perciò!/ Scrivi in cima alla prima pagina:/ Non odio la gente,/ né la invado./ Ma se mi affamano/ la carne dell’usurpatore sarà il mio cibo./ Guardati…/ Guardati/ Dalla mia fame/ E dalla mia ira»

Perché questa storia è caduta nell’oblio?

 

Luciana Castellina

Luciana Castellina è giornalista e scrittrice, politica, iscritta al PCI dal 1947 al 1969, quando viene radiata con Lucio Magri, Aldo Natoli, Valentino Parlato, Luigi Pintor e Rossana Rossanda, Fondatrice del manifesto, deputata per Democrazia Proletaria dal 1976 poi eletta nel 1979 parlamentare europea per il Pdup – Partito di Unità Proletaria per il comunismo. Dal 1984 nuovamente nel Pci, dal 1991 con Rifondazione Comunista viene rieletta alla Camera nel 1992, poi e, nel 1995, con il Movimento dei Comunisti Unitari.

Cinquant’anni d’Europa – una lettura antiretorica (Utet, 2007), uscito in occasione del cinquantenario della nascita dell’Unione europea.

Per ETS nel 2008 ha pubblicato Eurollywood. Il difficile ingresso della cultura nella costruzione dell’Europa.

Nel 2010 ha collaborato al volume collettivo Europa 2.0 Prospettive ed evoluzioni del sogno europeo, edito da ombre corte, a cura di Nicola Vallinoto e Simone Vannuccini con un saggio sul tema dell’identità europea.

Nel 2011 ha pubblicato La scoperta del mondo (Nottetempo), il suo diario dai quattordici ai diciotto anni, che racconta la sua adolescenza e la sua iniziazione politica.

Nel 2012 Siberiana (Nottetempo) la cronaca di un viaggio in treno da Mosca a Vladivostok sulla Transiberiana, un diario che intreccia «memorie di cose viste, lette e pensate durante la sua lunga esperienza politica e culturale».

Nel 2014 ha pubblicato per Nottetempo, insieme a Milena Agus, Guardati dalla mia fame.

È presidente onoraria dell’Arci ed è stata candidata da Sinistra Ecologia Libertà e votata nelle prime tre votazioni per l’elezione del presidente della Repubblica a gennaio 2015.

[1]

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